La Villa del Carciofo

La Villa del Carciofo
Antonio

Contro il logorio della vita moderna.


Che l’Olimpo fosse pieno di divinità bizzose e bizzarre è cosa nota. Giove in capo a tutti non lesinava capricci soprattutto in merito alle sue pretese amorose che, in virtù della sua posizione apicale, credeva poter imporre a chiunque. Accadeva, di tanto in tanto, che qualche rifiuto si palesasse tra le pieghe di caratterini ritrosi ed allora erano dolori. Gli strali di Zeus diventavano imperdonabili e a, chi ne veniva colpito, restava la sorte di una esistenza condannata a fattezze le più disparate. Così toccò a Cynaria, bellissima ninfa che scosse i sentimenti del Capo con la sua chioma biondo cenere ma, soprattutto, con quel caratterino tutto spine che si ostinava nel rifiuto. Incapace di accettare l’affronto, il Signore dell’Olimpo non ci pensò tanto e trasformò la splendida e ritrosa ninfa in un ortaggio verde e spinoso dalle fattezze tutt’altro che avvenenti. Ma la natura, si sa, sovrasta le debolezze, umane o divine che siano, e lenì la vendetta di Zeus donando a quell’ortaggio delicate venature viola e biondo cenere ma, soprattutto, un cuore tenero e succoso da renderlo ricercato dai palati di tutta la terra. Il carciofo. Cynaria, nella sua forma vegetale, trovò dimora ideale tra gli ulivi e le pietraie della nostra munifica terra eleggendo la Puglia come culla della sua progenie migliore. Millenni dopo se ne accorsero, bontà loro, i membri del comitato organizzatore della prima grande sagra che volle, il 25 novembre del 1961, San Ferdinando di Puglia come madrina del lancio commerciale del carciofo pugliese. Un convegno internazionale di studi promosso dall’Ateneo barese nel novembre del 1967 ne sancì la definitiva investitura come “qualità superiore”, tanto da indurre Angelo Dalle Molle ad un copioso investimento per la realizzazione nelle campagne di Polignano di un Centro Studi per l’ottimizzazione della produzione locale. Grande industriale italiano, Dalle Molle è stato “uomo curioso, mecenate filantropo e filosofo”. Era a capo dell’azienda veneta produttrice del Cynar, bevanda estratta dall’ortaggio spinoso assurta agli onori della fama per una fortunata campagna pubblicitaria. Il Carosello ritraeva il grande attore Ernesto Calindri seduto ad un tavolino al centro di un trafficatissimo incrocio. Il volto sereno, nonostante lo stress cittadino, grazie alle proprietà dell’estratto che veniva esaltato come antidoto al “logorio della vita moderna”.

Il Centro Studi vide la luce il 23 novembre del 1974 e, dopo alterne vicende legate al consueto rimpiattino dell’italica burocrazia politica ed amministrativa, cessò di operare circa vent’anni dopo. Ci resta lo splendido immobile sede del centro. La struttura sorge su di una superficie di circa tre ettari occupata dalla palazzina, dai servizi generali e da strutture serricole di circa un ettaro. Beneficiava di un’area vasta circa due ettari destinata a campo sperimentale ed in essa furono ricostruiti muretti a secco di pregevole manifattura. Oggi la struttura, abbandonata ma tutelata dalle cure del suo custode cui dobbiamo un grato saluto per avercene aperto le porte, è proprietà di una Impresa Edile che tentò vanamente, negli anni ottanta del secolo scorso, la conversione in Centro Museale di Arte Contemporanea.


Essere un uomo colto oggi, molto più che in passato, vuol dire essere un uomo del proprio tempo, con lo sguardo puntato verso l’avvenire: non si può più fare dell’archeologia culturale, se prima non si è capito profondamente il messaggio del futuro.

Piero Angela

Una vecchia pubblicità della Cynar degli anni ’80 era contro “il logorio della vita moderna”.

Se ti è piaciuto l’articolo ti consigliamo la lettura del nostro articolo per Ascosi Lasciti dal titolo “Centro studi Cynar”

Antonio Nitti Marco Flaccomio Mimmo De Leonibus Valeria Genco

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